Traghettando lo Stretto di Messina con lo sguardo
rivolto a Nord per scorgere, tra terra e cielo, il profilo di Capo
Peloro, ultima pendice della Sicilia rivolta verso il territorio
calabrese, si nota un gruppo di pini stagliarsi contro il fondale
dell’orizzonte. Qui, nei terreni che vanno dal centro abitato di Faro
Superiore fino al culmine dei rilievi che introducono alla montagna
peloritana, a quota 300 metri sul livello del mare, si estendono i
vigneti dell’Azienda DI STEFANO E GRASSO, costituendo il nucleo
territoriale della storica Denominazione di Origine Controllata “FARO”.
Questa infatti è una tra le più antiche Denominazioni d’Origine
d’Italia, il suo territorio di produzione è ristretto al solo comune di
Messina, i vitigni, tutti strettamente autoctoni, sono Nerello Mascalese,
Nerello Cappuccio, Nocera e Nero d’Avola.
La viticoltura messinese, un tempo costituita da
migliaia di ettari di vigneto, trova nel vino Faro il proprio portavoce
più rappresentativo; ciò grazie alla peculiarità del suolo, un misto di
tufo ed argilla, che esalta la capacità dei vitigni autoctoni di
trasferire al vino, quasi integri, i profumi ed i sapori della terra d’
origine. Il disinteresse generale per questa produzione tipica del
territorio che ha visto la sottrazione di importanti superfici
all’originaria destinazione viticola per cederli all’urbanizzazione e
alla industrializzazione tipica dei tempi moderni, ha comunque lasciato
l’opportunità di salvaguardare i residui del patrimonio
storico-culturale rappresentato dalla DOC FARO, che grazie all’affetto
della famiglia del professor Vincenzo Di Stefano e all’imprenditoria
appassionata di Alessio Grasso, riconquista oggi i fasti del passato. Le
terrazze vitate strappate all’avanzata della vegetazione spontanea, gli
impianti di nuovi vigneti ed il recupero all’uso di cantina di un antico
fabbricato presente nella tenuta, costituiscono oggi il nucleo
dell’azienda DI STEFANO E GRASSO, gelosa custode della storia e della
tradizione dei luoghi del “FARO”.